Sabato, 24 Feb 2018
 
 
Approfondimenti
Immigrati, non farsi guidare dalla paura

intervento del Vescovo Mons. Luciano Monari sul Giornale di Brescia del 12 giugno 2015

La marea di profughi e di immigrati che si riversa sull’Europa ci impone una sfida non facile. Il presidente della Lombardia vorrebbe chiudere le frontiere della regione perché teme che questo flusso di persone sconvolga l’equilibrio sociale ed economico e produca sofferenze nella popolazione. E ha, naturalmente, le sue ragioni. È lapalissiana l’affermazione che accogliere questi stranieri modifica, poco o tanto, il nostro Paese: la composizione etnica, l’identità culturale, la distribuzione delle ricchezze... Nasce necessariamente l’interrogativo: dobbiamo difendere lo statu quo o dobbiamo accettare la sfida che questi massicci spostamenti di popoli rappresentano? Dobbiamo accettare alcune trasformazioni nel nostro stile di vita in modo da condividere con queste persone il nostro benessere o dobbiamo rifiutare qualsiasi alterazione dell’equilibrio e difendere ad ogni costo ciò che possediamo? L’accoglienza di queste persone può migliorare la qualità umana del nostro paese o finirà per distruggerla? Una risposta esauriente richiederebbe precisazioni infinite: si tratta di ricevere persone di passaggio sul territorio o si tratta di inserirle nella vita economica e culturale del paese? Si tratta di persone che cercano uno spazio di libertà e di iniziativa o si tratta di infiltrati che intendono minare la convivenza del nostro paese?

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Una tragedia che ci lascia senza parole

La Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana esprime profondo dolore per l’immane tragedia avvenuta questa notte nel Canale di Sicilia. In queste ore di grande tristezza, l’associazione tutta si stringe in preghiera per affidare al Padre il destino terribile di questi nostri fratelli, le speranze frustrate, l’angoscia delle famiglie. Non ci sono parole davanti alla sciagura che ha colpito centinaia di migranti. Ma ormai le parole sono finite da tempo. Questo disastro, dalle proporzioni tanto drammatiche, è solo l’ultimo di un elenco senza fine che non può non suscitare vergogna e indignazione.

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Pronti ad assumerci la responsabilità

di Giuliana Sberna

Dalla parte giusta. Dalla parte di quelli che si impegnano per la legalità e la giustizia in un Paese dove, purtroppo, molto spesso vige la legge del più forte.

Senza ambiguità abbiamo scelto di sposare la proposta di Libera per ridare dignità alle cose (il riutilizzo dei beni confiscati) dopo che in questi mesi siamo e saremo in prima linea nell’accoglienza dei profughi grazie al progetto pilota sperimentato con successo a Carpenedolo.
Con soddisfazione dobbiamo riconoscere che sono stati i giovani i primi a misurarsi sul terreno del’accoglienza. La speranza è che quello che stiamo portando avanti a Carpenedolo possa essere ripreso e “imitato” anche in altre parrocchie della nostra diocesi. Come AC diocesana siamo pronti a dare il nostro contributo formativo e di sostegno.

La parola responsabilità è un termine chiave dell’esperienza dell’AC, è uno degli ingredienti che insieme alla partecipazione e alla missionarietà costituiscono il dna dell’AC. Il nostro tempo ci chiede uno sforzo aggiuntivo, ci esorta a dare una testimonianza concreta là dove viviamo con il nostro carisma e con le nostre peculiarità.
In una stagione difficile come questa, la nostra testimonianza può e deve essere ancora più significativa.

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Legge regionale lombarda sui luoghi di culto: l’Azione Cattolica e il MEIC invitano a riflettere

 

Il governo nazionale ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Lombardia chiamata in modo semplificante legge «antimoschee» varata dal governo lombardo a fine gennaio al fine evitare il diffondersi di possibili pratiche estremiste collegate presumibilmente a luoghi di culto.

La legge, che prevede regole urbanistiche più restrittive sull’apertura di nuovi luoghi di culto sul territorio regionale, aveva già suscitato diverse polemiche e sollecitato riflessioni circa il rispetto della libertà di culto e il pericolo di una differenziazione dei diritti e delle libertà civili.

La vicenda ci ha coinvolto fortemente come associazioni da sempre interpellate dalle dimensioni sociale, civile e  politica, le quali ci impegnano ad interessarci profondamente e responsabilmente del tempo e del luogo in cui viviamo, a farci carico e a prenderci cura di questa storia e di questa geografia, perché siano sempre più al servizio dell’uomo.

Per questa ragione abbiamo ritenuto opportuno esprimere in un comunicato il nostro pensiero su questo argomento, proprio quando ricorre il 50° anniversario del documento conciliare sulla libertà religiosa; anche con l’intento di invitare le nostre associazioni a continuare questa riflessione in ogni territorio, alla luce dei problemi che in modo vario si pongono riguardo l’edificazione di luoghi di culto e la gestione di dinamiche di convivenza rispettose delle diverse etnie e confessioni.

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