Venerdì, 19 Gen 2018
 
 
Approfondimenti
Il buon Pastore ama le sue pecore

di Luciano Zanardini

papafrancCon la sua semplicità sta conquistando i fedeli, vicini e lontani. È entrato nel cuore di molti già con quel “buonasera” pronunciato in Piazza San Pietro nella serata dell’elezione (13 marzo 2013) al soglio pontificio. Fin da subito ha chiesto di pregare per lui (“Vi chiedo un favore, prima che il Vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica”), ricordando a tutti quanto la preghiera sia importante nella vita di ogni giorno. Una delle caratteristiche del Papa è quella di avere una grande capacità d’improvvisare discorsi e omelie, cogliendo d’istinto gli umori di chi gli sta intorno. Uomo di grande cultura, è un appassionato lettore di Dostojevski, di Dante e di Manzoni, ama la musica classica e il tango. In queste prime settimane ha colpito per alcuni gesti di tenerezza e di attenzione agli ultimi. Ultimi che sono sempre stati al centro delle azioni e dei pensiero di Jorge Mario Bergoglio. Strano ma vero sembra che anche il mondo della comunicazione l’abbia accolto bene. L’unico errore evidente -che purtroppo commettono anche molti credenti- è quello di insistere sul confronto con il predecessore Benedetto XVI. Il magistero della Chiesa, che ha più di duemila anni di storia, non è in pericolo. La parola che più ritorna nei suoi primi discorsi è la “misericordia di Dio”: il Dio misericordioso che ama l’uomo sopra ogni cosa. Francesco è sicuramente un nome che indica il cammino, il programma di “governo della Chiesa”. Francesco, il Santo della pace, dei poveri e del creato. “Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire – ha detto il Papa – gli altri, per custodire il creato. Siate custodi dei doni di Dio (…) E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce”. L’altro messaggio che riecheggia è quello della chiamata alla responsabilità cioè l’impegno a essere, negli ambiti in cui operiamo e viviamo, costruttori di ponti e non di muri, persone capaci di legami veri e autentici. Un terzo e ultimo invito, soprattutto per i credenti, è quello di saper compiere gesti di tenerezza nei confronti degli altri; il nostro comportamento può cambiare in meglio le giornate altrui e faciliterà l’insorgere di una società più giusta: “Custodire il creato, ogni uomo e donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte alla speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza”. E per i credenti questa speranza ha il volto di Dio: dobbiamo quindi annunciare senza timori questa speranza.

 
La Chiesa del grembiule. Don Tonino Bello vent’anni dopo

di Bartolomeo Sorge - da Aggiornamenti Sociali

Alla luce di tre eventi significativi per la storia della Chiesa – i 1.700 anni dall’Editto di Costantino, il cinquantesimo del Concilio Vaticano II e l’elezione di papa Francesco – p. Sorge prova a ricostruire il volto della Chiesa auspicato da don Tonino Bello, di cui ricorrono i vent’anni dalla morte. In che senso il vescovo di Molfetta intendeva la Chiesa come libera, povera e serva? Che valore ha ancora oggi la sua testimonianza evangelica?

dontoninoVent’anni fa, il 20 aprile 1993, moriva don Tonino Bello. Tracciarne il profilo biografico è un’impresa ardua, quasi impossibile. Ci ha già provato, con ottimi relatori, il Convegno nazionale promosso dalla diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi nel decennale della sua morte (24-26 aprile 2003). La personalità di don Tonino, infatti, e il suo instancabile servizio pastorale appaiono estremamente frammentati, intessuti da una serie impressionante di aspetti diversi, di iniziative, di episodi e di avvenimenti, piccoli e grandi, tutti intrecciati tra di loro. A tal punto che si può benissimo applicare a lui il giudizio che don Tonino stesso un giorno diede di mons. Achille Salvucci, il «vescovo buono», suo predecessore: la sua vita – disse – appare come un «cumulo di frammenti poveri, quasi tasselli di un mosaico, che la mano di Dio in parte scarta tra i rifiuti e in parte adopera per inserirli nel suo grande disegno»; e concludeva citando Dietrich Bonhoeffer: «Esistono frammenti che stanno bene solo nella spazzatura, e frammenti invece, la cui importanza dura nei secoli, perché il loro compimento può essere soltanto affare divino» (SMAB 6, 21).

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Unitarietà: segno per l’oggi

di Andrea Re

fortiL’anno 2013 si è aperto nel pieno di una fase tumultuosa, che se da un lato ha messo in mostra tutta l’insofferenza e l’esasperazione per la situazione sociale, economica e politica inceppata dalla frammentazione di un Paese che non riesce a fare sintesi attorno ad una visione condivisa del futuro, dall’altro nasconde sottopelle un bisogno radicale di speranza che permetta di guardare a un domani di fiducia. È un desiderio che fatica ad esprimersi in forma positiva, schiacciato com’è dalle emergenze concrete e da una diffusa incapacità di scegliere, di progettare, di dialogare, dentro una società che sembra mancare di riferimenti condivisi sull’uomo, e di conseguenza di un’idea di società. Chiunque abbia a cuore il futuro ha il dovere di accompagnare questo bisogno con la disponibilità a rivedere i vecchi schemi di ragionamento, ma anche con una visione orientata a costruire e non a distruggere, con approccio concreto e competente, non solo con congetture teoriche. È un compito scomodo, difficile, complesso, ma quanto mai necessario. La scelta associativa di un meeting vissuto con uno stile autenticamente unitario attorno al tema dell’iniziativa di solidarietà “Legàmi Aperti” intende essere un segno piccolo, semplice ma significativo, della nostra disponibilità a giocarci su questo terreno: è un’occasione per vivere insieme, in modo concreto e nella dimensione della festa, la possibilità di costruire un cammino a partire dalla condivisione dell’esperienza tra persone di età e culture diverse, nella consapevolezza che anche per l’AC l’unitarietà è un patrimonio non scontato, che chiede continua cura e rinnovamento. L’avvento di un pontefice che sceglie per sé il nome di Francesco e che da subito ha inteso caratterizzare il proprio mandato con le cifre evangeliche della collegialità e del rinnovamento, dell’apertura alla condivisione di un cammino di speranza con ogni persona di buona volontà, con i poveri innanzitutto, costituisce per noi un riferimento importante in vista del prossimo cammino assembleare, nel quale si rinnova per noi l’opportunità di rivedere il nostro stile per essere autenticamente associazione al servizio di Cristo e dunque dell’Uomo.

 
il discorso di Napolitano

Segnaliamo come approfondimento alcuni passaggi del discorso di insediamento del Presidente Giorgio Napolitano. In questo momento particolarmente delicato per il nostro paese, l'Associazione si faccia carico di promuovere quei valori di cittadinanza che ne hanno contraddistinto la presenza e l'azione nel territorio in cui abita.

napolitano"[...]Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell'agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l'impegno a trasmettere piena coscienza di "quel che l'Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato", e delle "grandi riserve di risorse umane e morali, d'intelligenza e di lavoro di cui disponiamo". E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia "perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l'Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile."
Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità - fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti - sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l'avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile."

"[...] La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per "affrontare la recessione e cogliere le opportunità" che ci si presentano, per "influire sulle prossime opzioni dell'Unione Europea", "per creare e sostenere il lavoro", "per potenziare l'istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l'innovazione e la crescita delle imprese".
Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l'Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici.

E sono anche i nodi - innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro - attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all'ordine del giorno in Italia e in Europa. E' la questione della prospettiva di futuro per un'intera generazione, è la questione di un'effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità.

Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perché diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze - in primo luogo nel mondo del lavoro e dell'impresa - che "appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all'innovazione che è invece il motore dello sviluppo".[...]"

 
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