Martedì, 21 Ago 2018
 
 
Approfondimenti
Un prete che educa

La delegazione e gli assistenti della regione Lombardia di Azione Cattolica hanno proposto, nella mattinata di mercoledì 20 novembre, un convegno dal titolo: “Un prete che educa”, rivolto a tutti gli assistenti parrocchiali della regione.
L’incontro si è svolto presso il palazzo arcivescovile di Milano e ha visto la partecipazione di un centinaio di presbiteri, provenienti da tutte le Diocesi lombarde. L’iniziativa si iscrive, come una tappa fondamentale, nel dialogo aperto tra la Conferenza Episcopale Lombarda e l’AC, uno scambio rilanciato nella riunione del 23 aprile 2012 a Caravaggio.
Raccogliendo le indicazioni e le sollecitazioni dei vescovi, gli assistenti diocesani hanno elaborato la proposta di istituire momenti di confronto e di ricerca, aperti a tutti i presbiteri, inaugurati proprio dal convegno dello scorso 20 novembre.
L’incontro è stato introdotto da un intervento del Cardinale Angelo Scola, a cui sono seguiti gli interventi del dott. Paolo Ronconi, delegato regionale dell’Azione Cattolica della Lombardia e di don Daniele Gandini, della Diocesi di Milano, Assistente parrocchiale di Azione Cattolica. Dopo le due testimonianze c’è stato ampio spazio per il confronto e il dibattito. I lavori sono stati chiusi da monsignor Giovanni Giudici, Vescovo di Pavia e delegato della Conferenza Episcopale Lombarda per il laicato.
Nell’intervento, da lui stesso definito “rapsodico”, il Cardinale Angelo Scola ha evidenziato l’importanza dell’Azione Cattolica, “matrice di tutto l’associazionismo cattolico”, in cui “il fedele laico vive il carisma dell’unità” come ricerca di “maturazione dell’io, della comunità cristiana e della società civile”. L’associazione, ha continuato il Cardinale, fedele al proprio Statuto, è una forma di realizzazione della Chiesa con il compito di far crescere la comunione e con la missione di cogliere e discernere la realtà senza “approcci egemonici”. Le prospettive future dell’AC sono di raccogliere e far maturare le energie laicali presenti nella parrocchia e di mobilitarsi in modo missionario “puntando all’essenziale della pastorale, sviluppando il compito formativo e avviando uomini e donne all’impegno civile”.
Dopo le testimonianze del delegato regionale dott. Ronconi, che ha ricordato l’importanza degli assistenti per l’AC, e di don Daniele Gandini, che ha rilevato l’apporto dell’associazione per la crescita umana e cristiana dei presbiteri, si è svolto un dibattito aperto e franco tra i partecipanti. Tanti sono stati gli argomenti e le questioni sollevate, dalle considerazioni sul ruolo e sulle prospettive dell’AC, alla sua tipicità in ambito pastorale, dall’individuazione di attenzioni future quali l’aggregazione dei cattolici immigrati al rapporto con gli Uffici di Curia delle rispettive Diocesi.
Monsignor Giudici, vescovo di Pavia, ha raccolto e rilanciato i temi emersi rimarcando alcune dimensioni e ambiti peculiari all’Associazione. Egli ha evidenziato come l’AC sia “luogo di riscoperta della fede”, abbia a cura le relazioni tra gli aderenti e i servizi della Diocesi e della parrocchia, viva la dimensione della laicità leggendola alla luce del piano di Dio e fornendo strumenti per penetrarla più profondamente. All’AC appartengono, secondo il vescovo, “un metodo e un criterio proprio, cioè il discernimento spirituale della realtà, sviluppato nella forma associativa, essenziale, non solo formalmente ma anche sostanzialmente”. L’AC, ha terminato, si propone di dare spirito alla vita civile.
L’incontro del 20 novembre ha voluto essere una prima occasione di confronto. Ne seguiranno altre su temi più specifici, nella consapevolezza che operare con l’Azione Cattolica è contribuire al futuro buono delle nostre comunità cristiane.

 
Portate ovunque l’amicizia

 

Riportiamo un discorso molto bello e ancora attuale fatto da Giovanni Paolo II il 30 dicembre del 1978. In quell’occasione, davanti ai rappresentanti dell’AC, indicò le priorità dell’associazione. Priorità che ancora oggi non sono venute meno.

 L’Azione Cattolica vive e lavora in questa diletta Nazione, nella quale la sua presenza si è rivelata valida fonte di formazione per tanti fedeli di ogni età e di ogni categoria, dai fanciulli agli adulti, dagli studenti ai lavoratori, dai maestri ai laureati; vivaio di vocazioni per la vita sacerdotale e religiosa; scuola di apostolato concreto e diretto nei vari luoghi di impegno e di lavoro. Quanti Vescovi e quanti sacerdoti provengono dalle fila dell’Azione Cattolica! Quante vocazioni religiose sono sgorgate dal seno dell’Azione Cattolica! E quanti papà e mamme sono stati, e sono tuttora, veri educatori e formatori della coscienza dei loro figli, grazie alla formazione ricevuta negli incontri di ‘Associazione’, e grazie all’apostolato esercitato con amore e con entusiasmo nella propria parrocchia e nella propria diocesi! In voi, dunque, io posso e devo soprattutto confidare. Voi avete compreso ciò che dice l’articolo 2 del vostro Statuto per cui l’obiettivo dell’Azione Cattolica Italiana è ‘l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana delle loro coscienze in modo che riescano ad impregnare di spirito evangelico le comunità e i vari ambienti’; voi conoscete le direttive date dalla Conferenza Episcopale Italiana in una lettera del 2 febbraio 1976, secondo la quale l’Azione Cattolica opera lungo tre direzioni: l’impegno formativo; il servizio pastorale effettivo entro le strutture ecclesiali e nelle situazioni di vita; e la pratica ricomposizione della sintesi tra fede e vita in ogni ambiente; infine voi avete ancora presenti le parole illuminatrici del grande Papa Paolo VI, di venerata memoria, che il 25 aprile 1977, ai partecipanti all’Assemblea nazionale diceva: ‘L’Azione Cattolica deve riscoprire la passione per l’annuncio del Vangelo, unica salvezza in un mondo altrimenti disperato. Certo, l’Azione Cattolica ama il mondo, ma di un amore che trae ispirazione dall’esempio di Cristo. Il suo modo di servire il mondo e di promuovere i valori dell’uomo è primariamente quello di evangelizzare, in logica coerenza con la convinzione che nell’Evangelo è racchiusa la potenza più sconvolgente, capace di fare veramente nuove tutte le cose’. (…)

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Venite e vedrete

di Andrea Re

logoacCi capita spesso di osservare nelle relazioni, nella società, nella politica, talvolta anche nella religione, come l’uomo di oggi sia portato a costruire esperienze di vita isolate, virtuali e autoreferenziali: in un contesto che si fa difficile dal punto di vista economico e di fronte al crollo di molti punti di riferimento, cresce la tentazione di costruire identità virtuali e mondi su misura, sempre connessi ma forse spesso simili a reti che galleggiano in superficie, incapaci di scendere nel profondo della persona.
Che senso ha dunque, in questo contesto, appartenere ad un’associazione come l’Azione Cattolica? Che senso ha assumere una responsabilità dentro l’associazione?
L’Azione Cattolica è innanzitutto esercizio di formazione della propria identità. Anche senza saper spiegare a parole “che cos’è l’AC”, chi la vive da dentro sente il calore dell’associazione, la cura di chi responsabilmente ci cammina a fianco e modula il proprio passo su quello, veloce o lento, di altri compagni di viaggio di tutte le età. È anche lì, dentro relazioni autentiche che permettono di scegliere e crescere dentro un confronto libero, che si costruisce la propria identità umana e per questo pienamente cristiana. In AC incontro, condivido la vita, sperimento una fede che cerca di essere autenticamente evangelica, oltre i riti, oltre le formalità. È così che divengo laico adulto, nella vita e nella fede.
L’AC è anche esperienza di democrazia. Essere un’associazione che sceglie i propri rappresentanti attraverso un’elezione democratica, che pone un limite temporale al mandato dei propri responsabili e che traccia le linee del proprio cammino di triennio in triennio attraverso il confronto assembleare definisce nettamente uno stile che osa ancora rivolgere lo sguardo a valori alti, di autentica democrazia. È uno stile non scontato e non banale, che appare tanto più significativo di fronte ai limiti del leaderismo che abbiamo troppo spesso toccato con mano nella società e talvolta anche nella Chiesa degli ultimi anni. È uno stile che rende l’appartenenza all’associazione un’esperienza autenticamente popolare, nella quale tutti sono chiamati a far propria la responsabilità, a formarsi per assumerla, a portarla nella logica del servizio. Appartenere all’associazione, allora, è per noi oggi un modo attuale per vivere pienamente, da cittadini e da cristiani, il nostro essere laici nel pezzo di storia che ci viene affidato.
A chi ci chiede di descrivere cos’è l’associazione, potremmo offrire la risposta che Gesù diede ad Andrea nel Vangelo di Giovanni: “Venite e vedrete”.

 
Siria: una questione aperta

di Andrea Re

siriaÈ strano e preoccupante, dopo anni di attesa in cui la situazione siriana è andata progressivamente sfibrandosi, in cui l’azione crudele di un dittatore che reprime il suo popolo sotto le pallottole e le bombe ha potuto procedere giorno dopo giorno senza che la comunità internazionale la denunciasse con particolare asprezza, osservare un premio Nobel per la pace annunciare una nuova guerra.
Vedere che questo accade proprio poche settimane dopo che nel più minaccioso dei Paesi islamici di oggi, l’Iran, il vento è girato e la popolazione, stanca di vivere nella tensione e tra le minacce del presidente Ahmadinejad, ha deciso di voltare pagina e di credere in un domane diverso, senza l’incombenza costante della guerra, ha il sapore amaro della beffa.
A noi cristiani tocca il dovere della speranza, anche oltre la ragione. Papa Francesco ha rivolto il suo appello al mondo: tocca a noi rilanciarlo per primi, raccogliendo attorno a noi, nel digiuno e nella preghiera, ogni uomo e donna che incontreremo nei prossimi giorni. Tutti insieme, raccolti in un silenzio mite che squarci il fragoroso realismo delle bombe.

 
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