Venerdì, 20 Apr 2018
 
 
Approfondimenti
L'Ac e le sfide del Paese PDF Stampa E-mail

Nota della Presidenza Nazionale

“Non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici istituzioni dell’esistenza umana!”. Così Benedetto XVI esortava i laici, i giovani, le famiglie nella sua omelia di domenica 6 settembre a Viterbo. Ricordando la testimonianza di Mario Fani, viterbese, che, insieme a Giovanni Acquaderni, fondò il primo nucleo dell’Azione Cattolica, Benedetto XVI ha affermato: “Si succedono le stagiondirection4i della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco l’impegno sociale, ecco il servizio proprio dell’azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale”.

Su questa stessa linea, il convegno dei Presidenti diocesani dell’Azione Cattolica Italiana, svoltosi a Roma dal 4 al 6 settembre u.s., ha permesso all’associazione di mettere a fuoco il rapporto intenso ed essenziale tra Chiesa e territorio, tra credenti e città, tra fede e storia. Il segretario della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Mariano Crociata, in un’ampia e preziosa relazione ha richiamato con vigore l’esigenza di assumere “un atteggiamento spirituale” fondato sul binomio “simpatia-resistenza”, che da una parte, alla “luce della fede”, spinge ogni credente a relazionarsi con tutti “con giudizio di partenza positivo” e “pieno di speranza”, incoraggiando “i segni di bene che incontra”, dall’altra parte gli permette di mantenere “una irriducibilità sostanziale al mondano” quando si manifesta “nella sua logica antievangelica e disumanizzante”. Al termine del convegno, tali parole ci risultano davvero significative per riprendere il nostro cammino quotidiano, fatto di presenza nelle comunità locali e di impegno per l’educazione di tutte le generazioni.

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Noi e gli immigrati. Quelli che fanno la faccia feroce PDF Stampa E-mail

di Angelo Onger

Vale la pena prendere il via con una chiara provocazione: molti cattolici si sono giustamente scandalizzati per certi episodi che hanno messo a nudo il livello morale di certi personaggi (meglio tardi che mai), dimostrando ancora una volta l’ipersensibilità sulle devianze che toccano la sfera immigrazionesessuale. Un numero ben maggiore di cattolici (diciamo la maggioranza?) ha condiviso e condivide la politica, a dir poco discriminatoria, dell’alleanza che governa, in nome dell’enfasi ossessiva sul tema della sicurezza, dimostrando ancora una volta che il primo comandamento raccoglie meno tifosi del sesto. La conferma viene anche dall’indifferenza che l’opinione pubblica dimostra di fronte a episodi drammatici come la morte in mare di decine di persone abbandonate a se stesse da tutti quelli che non potevano non vedere quello che stava succedendo. È questa complicità che permette ai governanti di respingere ogni responsabilità e addirittura di mettere sotto accusa i disperati che non hanno paura della morte perché sono cresciuti in un mondo dove si muore con estrema facilità. Nell’occasione mi è toccato di leggere anche le dichiarazioni di un Vescovo (su “La stampa” del 24 agosto) secondo cui bisogna affrontare i problemi senza “buonismi terzomondisti”, ventilando interessi islamici dietro la pressione migratoria. Un modo di pensare mutuato dai cultori dei complotti e dalla politica leghista dei respingimenti. Alla faccia di tutti quelli che muoiono di fame.

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