Lunedì, 10 Dic 2018
 
 
La famiglia e la sua missione

In occasione del Sinodo dei Vescovi “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” è importante rileggere alcuni passaggi significativi dell’instrumentum Laboris. Sono molteplici i temi sul tavolo

Può contribuire al riconoscimento del ruolo determinante delle donne una maggiore valorizzazione della loro responsabilità nella Chiesa: il loro intervento nei processi decisionali; la loro partecipazione, non solo formale, al governo di alcune istituzioni; il loro coinvolgimento nella formazione dei ministri ordinati”. È una delle novità dell’Instrumentum laboris, in cui è inserito un paragrafo apposito sul “ruolo delle donne”, partendo alla consapevolezza che “la condizione femminile nel mondo è soggetta a grandi differenze che derivano da fattori culturali”. “Di fronte all’insorgere della difficoltà, anche grave, di custodire l’unione matrimoniale, il discernimento dei rispettivi adempimenti e delle relative inadempienze dovrà essere lealmente approfondito dalla coppia con l’aiuto della comunità, allo scopo di comprendere, valutare e riparare quanto fu omesso o trascurato da entrambe le parti”. Si auspica che “nelle diocesi si promuovano dei percorsi di coinvolgimento progressivo per le persone conviventi o unite civilmente”. Il testo conferma l’impostazione della “Relatio Synodi”,riguardo all’approccio pastorale da tenere verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati o che semplicemente convivono, e propone di “istituire centri specializzati dove sacerdoti e/o religiosi imparino a prendersi cura delle famiglie, in particolare di quelle ferite, e si impegnino ad accompagnare il loro cammino nella comunità cristiana, la quale non è sempre preparata a sostenere questo compito in modo adeguato”. Nelle diocesi, è la proposta nel dettaglio, devono essere “garantiti, in maniera gratuita, i servizi di informazione, consulenza e mediazione collegati alla pastorale familiare, specialmente a disposizione di persone separate o di coppie in crisi”. “Un servizio così qualificato – si legge nel documento – aiuterebbe le persone a intraprendere il percorso giudiziale, che nella storia della Chiesa risulta essere la vita di discernimento più accreditata per verificare la reale validità del matrimonio”. Necessario, a questo proposito, “un incremento e un maggior decentramento dei Tribunali ecclesiastici, dotandoli di personale qualificato e competente”.

Circa la “doppia sentenza conforme” per ottenere la nullità del vincolo, c’è “convergenza” sul suo “superamento”: viceversa, “non riscuote unanime consenso la possibilità di un procedimento amministrativo sotto la responsabilità del vescovo diocesano”. Dal momento che questi fedeli non sono fuori dalla Chiesa, si propone di riflettere sull’opportunità di far cadere queste esclusioni”. Sulla linea della “Familiaris consortio” “vanno ripensate le forme di esclusione attualmente praticate nel campo liturgico-pastorale, in quello educativo e in quello caritativo”. “Sempre per favorire una loro maggiore integrazione nella comunità cristiana - si legge nel testo - occorre rivolgere un’attenzione specifica ai loro figli, dato l’insostituibile ruolo educativo dei genitori, in ragione del preminente interesse del minore”. Tuttavia, “è bene che questi cammini di integrazione pastorale dei divorziati risposati civilmente siano preceduti da un opportuno discernimento da parte dei pastori circa l’irreversibilità della situazione e la vita di fede della coppia in nuova unione”. Serve, inoltre, “una sensibilizzazione della comunità cristiana in ordine all’accoglienza” di queste persone, da realizzarsi secondo “una legge di gradualità rispettosa della maturazione delle coscienze”. “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. È la posizione della Chiesa sulle unioni gay, ripresa dalla lettera in materia della Congregazione per la dottrina della fede, citata sia nella “Relatio Synodi” che nell’Instrumentum laboris. “Ogni persona – l’approfondimento del documento odierno – indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società”. “Sarebbe auspicabile – la proposta – che i progetti pastorali diocesani riservassero una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone”