Sabato, 21 Lug 2018
 
 
XIII ASSEMBLEA DIOCESANA PDF Stampa E-mail

Incontrare, testimoniare, annunciare

Due sono i documenti fondamentali che ritmano il cammino associativo per ogni arco di età (ragazzi, giovani, adulti), per il livello parrocchiale e per quello diocesano. L'Azione Cattolica, per vocazione e per statuto, favorisce ed educa alle relazioni intergenerazionali, promuove un'esperienza di Chiesa locale, al servizio della parrocchia, che favorisca il protagonismo dei laici secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II. L'AC, in quanto associazione democratica, prevede che le scelte, i programmi e i progetti siano deliberati nei momenti assembleari. Il risultato di questa esperienza sinodale si concretizza in un documento fondante (Documento Assembleare) e in scelte annuali volte a indicare percorsi di attuazione (Programma Associativo 2009-2010).

 

Dal Documento Assembleare (contenuto negli Atti della XIII Assemblea Diocesana 23-24 febbraio 2009):

La XIII Assemblea si colloca nell’anno in cui l’Azione Cattolica Italiana celebra i suoi 140 anni di storia, dei quali gli ultimi 40 orientati dalla scelta religiosa, la stessa compiuta dalla Chiesa durante il Concilio.
Far tesoro della storia che ci precede è accogliere la spinta verso il futuro di una associazione di testimoni numerosi che hanno vissuto con coraggio e profezia il loro tempo e contribuito alla crescita del Regno di Dio. E’ lasciarci provocare per dare con generosità e intelligenza il contributo che ci è chiesto per il presente e il futuro.
Le cronache degli ultimi mesi ci raccontano un Paese immerso in una fase critica della propria storia: le relazioni umane che si sgretolano con facilità sempre maggiore, i dati indicatori dello sviluppo che destano preoccupazione, la fiducia delle persone nelle istituzioni ridotta al minimo, una politica costretta a navigare a vista per non incagliarsi negli scogli, le strade colme di rifiuti. La realtà stessa ci pone, talvolta inconsapevolmente, una profonda richiesta di speranza, di fronte alla quale l’urgenza della missione ci chiama a gettare nuovi ponti tra la comunità cristiana e la comunità civile, “tra piazze e campanili”.
È una chiamata che viene dal Risorto, che anche a noi, discepoli di oggi, dice: “Andate! Io sono con voi”; ma anche dalle indicazioni dei nostri Pastori che sollecitano a decidersi per la missione sperimentandone vie nuove.La XIII Assemblea si colloca nell’anno in cui l’Azione Cattolica Italiana celebra i suoi 140 anni di storia, dei quali gli ultimi 40 orientati dalla scelta religiosa, la stessa compiuta dalla Chiesa durante il Concilio.
Far tesoro della storia che ci precede è accogliere la spinta verso il futuro di una associazione di testimoni numerosi che hanno vissuto con coraggio e profezia il loro tempo e contribuito alla crescita del Regno di Dio. E’ lasciarci provocare per dare con generosità e intelligenza il contributo che ci è chiesto per il presente e il futuro.
Le cronache degli ultimi mesi ci raccontano un Paese immerso in una fase critica della propria storia: le relazioni umane che si sgretolano con facilità sempre maggiore, i dati indicatori dello sviluppo che destano preoccupazione, la fiducia delle persone nelle istituzioni ridotta al minimo, una politica costretta a navigare a vista per non incagliarsi negli scogli, le strade colme di rifiuti. La realtà stessa ci pone, talvolta inconsapevolmente, una profonda richiesta di speranza, di fronte alla quale l’urgenza della missione ci chiama a gettare nuovi ponti tra la comunità cristiana e la comunità civile, “tra piazze e campanili”.
È una chiamata che viene dal Risorto, che anche a noi, discepoli di oggi, dice: “Andate! Io sono con voi”; ma anche dalle indicazioni dei nostri Pastori che sollecitano a decidersi per la missione sperimentandone vie nuove.

Vogliamo rispondere operosamente a questa chiamata, con la gioia dei nostri ragazzi, con l’entusiasmo dei nostri giovanissimi, con le molteplici risorse dei nostri giovani, con la determinazione dei nostri adulti, con la preghiera dei nostri anziani. E vogliamo rispondere con la forza dell’essere associati e radicati nel tessuto ecclesiale diocesano.
Confermiamo la convinzione che due sono le dimensioni per attuare la scelta missionaria: l’impegno verso l’evangelizzazione e quella laicità che connota la nostra vocazione.

Dal Programma associativo 2009- 2010:

Le scelte di fondo

Evangelizzazione
La scelta missionaria ci spinge a farci carico della fede delle persone e della vita, all’interno della storia di oggi, con le sue nuove possibilità e fragilità. L’esistenza umana è attraversata “da domande inquietanti, personali e collettive” che accomunano persone che credono e che non credono. Come credenti abbiamo l’opportunità di testimoniare agli altri che è possibile dare un senso e una speranza alla propria esistenza. “Il nostro lavoro, l’amore e gli affetti che danno calore e senso alla vita, i molti impegni che riempiono l’esistenza quotidiana possono essere trasfigurati, e assumono un significato nuovo, se vissuti come luogo in cui rendere visibile l’amore con cui siamo amati da Dio” (cfr. CEI, Lettera ai cercatori di Dio, n. 14).
Per far questo è necessario impegnarci per una presenza significativa e di qualità nelle nostre parrocchie, per aiutarle ad allargare i propri orizzonti, creando così comunità vive e aperte. Su questo versante la promulgazione dell’Anno Sacerdotale voluto da papa Benedetto ci deve vedere impegnati a costruire relazioni fraterne con i presbiteri per promuovere e sviluppare il volto di comunione della Chiesa locale, dimensione essenziale per un annuncio credibile. Il papa ricorda che “l’esempio del Curato d’Ars induce ad evidenziare gli spazi di collaborazione che è doveroso estendere sempre più ai fedeli laici, coi quali i presbiteri formano l’unico popolo sacerdotale e in mezzo ai quali, in virtù del sacerdozio ministeriale, si trovano per condurre tutti all’unità nella carità” (dalla Lettera di indizione dell’Anno Sacerdotale).
La lettera pastorale del vescovo Luciano di quest’anno sull’Eucaristia (Un solo pane, un unico corpo. L’Eucaristia nella vita della comunità cristiana) ci stimola in questo cammino: “L’Eucaristia ci edifica come corpo vero di Cristo; dunque dalla partecipazione all’Eucaristia debbono nascere in noi i pensieri e i desideri di Cristo” (p. 63). Infatti, “la vita che nasce dall’Eucaristia è quella che si presenta come vita ‘spezzata’ per diventare dono nell’amore che genera e fa vivere” (p. 63).

Laicità
Sono molteplici gli ambiti attraverso i quali come laici possiamo “incontrare, testimoniare e annunciare” il Vangelo, ma per noi questo passa attraverso il saper “stare da cristiani dentro la storia”, sapendo costruire nella quotidianità relazioni significative all’interno della società, che partono dalla coerenza tra la vita e le scelte di fede che poniamo a suo fondamento. La complessità delle nostre comunità richiede oggi lo sforzo e un continuo impegno per intessere dialoghi che aiutino a valorizzare le diversità,a saper costruire “da cristiani, la città dell’uomo”. Ci illumina l’espressione di Giuseppe Lazzati, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita: “Se uno vuol vivere da cristiano la sua dimensione nella comunità religiosa, in quella civile, in quella politica, dev’essere educato a questa capacità di relazioni interpersonali… Se uno cresce attraverso le relazioni interpersonali e, quindi,riceve da esse, deve anche sapere che è responsabile delle comunità in cui vive e che è esercitando tale responsabilità che si realizza secondo la vocazione cui Dio lo chiama e secondo la missione che gli affida